La prefazione di Skizo

Pubblichiamo integralmente la prefazione di “Skizo” scritta da Fabian S. Caruso, che introduce al libro di poesie di Dario Lapenta. Il libro si può acquistare nelle migliori librerie.

La distruzione, l’autodistruzione, le perversioni, la violenza – elementi reconditi dell’ animo, un cupio dissolvi dissimulato a noi stessi e al prossimo, desiderio rimosso dal nostro essere vivi pubblicamente e dalla società civile dell’adesso, ma presente nella mente dell’uomo – un lato oscuro: umano, che nonostante tutto il benessere, la libertà, la sicurezza si cela dietro l’esistenza di facciata di ognuno di noi. Con Skizo D. rappresenta la verità dell’animo, ciò che non si esternalizza ma che viene vissuto interiormente. La volontà di creazione e di distruzione, il sapore del dominio, la consapevolezza della finitezza fisica e psichica dell’uomo, i pensieri di cui si prova vergogna o di cui si dovrebbe provare vergogna, ciò che rimane apparentemente assopito ma esplode: in parole o sensazioni o in violenza, rabbia, odio, perversioni e abbandoni di varia natura: ciò che è contro-natura ma nella natura stessa dell’essere antropomorfo – quello che siamo rimasti, auto-degradati a non-umani con le nostre stesse mani. Unser implizit selbstzugeschriebenes Schicksal.
La consapevolezza di D. dell’intrinseca moralità corrotta e dell’immoralità come costume, oltre alla certezza che il male appartiene in esclusiva all’uomo, si può riassumere con la seguente frase estratta da “…”:

“l’umanità non merita di essere ricordata.”

Basata sull’apparire, sul materiale, sull’ipocrisia, la società democratica delle libertà, ma dai canoni sociali rigidi e ben tracciati – quello che Zagrebelsky chiama “il cerchio magico“ – è il bersaglio principale di Skizo. D. risponde con la provocatoria distruzione e dissacrazione di valori, di immagini, di un’idea di società moderna con una facciata di rispettabilità, umanità e bellezza decorata con il nulla – di per sé però ricolma di contraddizioni, parole vuote ed apparenza, la doxa che va a cozzare con la realtà reale soggettiva, quel substrato vivo al di sotto della nostra percezione e conoscenza quotidiana. In Skizo il presente (l’adesso) trova la sua controparte contemporanea ideale: brutale, sovversiva, stomachevole e anti-umana, l’oggettività tangibile in contrapposizione con la realtà farsesca – e inumana. L’uomo viene riproposto come carne destinata a marcire, come uno dei tanti elementi con una fine certa, ma senza un fine certo, in pieno contrasto con l’idea di perfezione, “semi-immortalità” e il credo dell’affermazione personale per il raggiungimento di una vita soddisfacente e rispettabile (secondo i canoni prescritti: successo, carriera, famiglia) che i massmedia lanciano nella loro marcia verso l’abisso. Elevato a filosofia di vita da società e costume, il solipsismo viene portato da D. alle estreme conseguenze: che ne chiude il cerchio. La religione, specchio rotto di virtù, morale e verità, viene ridotta ad uno straccio e oltraggiata: l’essere umano “dietro” rivelato come essere immondo e – sì umano, ma più simile ad un animale, al tempo stesso peggio dell’animale in quanto capace di bestialità impensabili nel mondo animale. Della forma umana di questo essere rimane ben poco: una conseguenza dell’agire dello stesso essere umano, che si è auto-deumanizzato in un processo di civilizzazione inversa – e perversa. Questa consapevolezza si trasforma in distruzione verbale e disfacimento poetico. Parlando del tricolore, uno dei nostri cosiddetti valori intoccabili, D. esprime tutta la delusione e rabbia nei confronti di un simbolo, che si è completamente svuotato del suo significato:

“Straccio saturo,
non resta che sputarti sopra”

La de-umanizzazione, decantata in modo diametralmente opposta nelle poesie di Skizo, è un elemento non-detto, ma fondante del mondo globalizzato e solo apparentemente civilizzato: tutto verte attorno alla pura produttività dell’essere umano, l’uso che se ne può fare in chiave economica – fattori effimeri ed “inumani” che pongono l’accento esclusivamente sul metodo, non sulla meccanica dell’essere umano. Tutto ha un prezzo, tutto deve avere un prezzo, tutto è comprabile, tutto è in vendita: incluso l’essere umano e i servizi, nel vero senso della parola, che può rendere. Da ciò parte e si nutre lo spirito eversivo delle poesie di Skizo. Una visione del mondo senza via d’uscita, se non con metodi e gesti estremi, che però in qualche modo rispondono ad una richiesta della natura stessa, quasi fossero una chiamata divina:

“Condiamo queste sterili terre
Col nettare delle nostre taniche”

La crudezza delle immagini, l’intensità dello squallore e il disgusto che creano le poesie di Skizo è paragonabile, e in qualche modo un tributo dell’autore, alle poesie espressioniste di Gottfried Benn – riferito in particolare a Morgue I e Morgue II del primo dopoguerra, lavori che portano in grembo una sensazione di fastidio e tedio nel lettore – ma si distingue nettamente dal poeta tedesco per la spinta motivazionale e la distanza dall’essere umano – la distanza del proprio essere da quello degli altri esseri, sia nell’essere che nel non-essere: vivi e morti. Inoltre non solo emotiva ma chiaramente lucida come distanza, distaccata dalla materialità. L’espressionismo tedesco, infatti, è solo un punto di partenza; per D. è la cornice concettuale da distruggere e ricreare.
E dalle poesie emerge proprio questo: rivive la carne morta, si ode la decomposizione della materia, le gocce di sangue sono l’oblio che si perde in superficie. La natura che si riprende i suoi spazi e l’essere umano, declassato a morto vivente e intruso che si fonde nei suoi liquidi corporei con la terra madre, si accinge verso il suo destino ultimo – come per giustizia ultraterrena.
Il sangue ci disgusta, non c’è dubbio, ma allo stesso tempo ci attira; come pure il sesso, la pornografia e le perversioni: un circolo, apparentemente degenerato o meglio: spesso tacciato come degenere e contro-natura, che trova solo difficilmente spiegazioni logiche secondo i canoni del pensiero del senso comune e del “politically correct”, ma che in realtà è parte integrante dell’io – hic et nunc et semper. Skizo espone questa idea, contemporaneamente la critica e sperimenta con questa versione del mondo – un visione del mondo a sé stante, una Weltanschauung neofuturista contrapposta in primo luogo a sé stessa e a ciò che liberamente viene imposto: ma non per il gusto dello scandalo o della trasgressione autoalimentata, ma come attacco frontale alle basi morali della nostra società, che alla luce delle oscurità di Skizo si rivelano per ciò che realmente sono.

Fabian S. Caruso

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